Francesco Bucci ,
Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale
RECENSIONE A
UMBERTO GALIMBERTI E LA MISTIFICAZIONE INTELLETTUALE
Di Francesco Bucci, Coniglio Editore, Aprile 2011
Mi risulta però estremamente difficile dir a che genere appartenga questo libro, dedicato all’opera di Umberto Galimberti:
- Guardando solo la scientificità del metodo usato da Bucci, lo si potrebbe considerare un libro di analisi critica del pensiero di Galimberti;
- se si presta attenzione alle sole conclusioni cui Bucci arriva, lo si dovrebbe ritenere un pamphlet comico, scritto da Bucci con il solo intento di fare una ironica caricatura di un grande pensatore contemporaneo;
- se invece si tengono presenti entrambi i suddetti fattori (la scientificità del metodo e il contenuto delle conclusioni) non esiterei a definire il volume un testo drammatico, che getta un’inequivocabile luce sulla tragedia culturale (specie filosofica) del nostro tempo.
CONTENUTO DEL VOLUME
Bucci prende in esame praticamente tutti gli scritti di Galimberti (dai libri, agli articoli scritti per quotidiani o altri periodici) e li sottopone a un’analisi rigorosissima. Senza entrare nel merito delle tesi filosofiche sostenute da Galimberti, egli si limita a esaminare i testi, a vedere la struttura delle proposizioni e a verificarne le somiglianze o identità con altre proposizioni di altri scritti. In questo modo, anche tramite l’ausilio di chiarissime tabelle e “diagrammi di flusso”, giunge a conclusioni che sono a dir poco sorprendenti. In sintesi Bucci dimostra:
1- che Galimberti usa ad arte l’arte del copia-incolla, in modo tale da scrivere “nuovi” libri, articoli o introduzioni, in cui la stragrande maggioranza delle frasi (alle volte anche il 100% di “tasso di riuso”) sono sostanzialmente copiate da scritti precedenti
2- Galimberti usa in alcuni suoi scritti l’identica struttura sintattica di un brano, semplicemente sostituendovi il come soggetto un autore piuttosto che un altro. Ad esempio, una pagina che ha per soggetto Jaspers la si può trovare identica in un altro libro, in cui però al nome “Jaspers” è sostituito “Heidegger” (o in cui a “essere” si sostituisce “simbolo”)
3- Questa tecnica genera ovviamente delle contraddizioni o degli errori, visto che è praticamente impossibile attribuire a due autori molto diversi le identiche tesi sull’identico argomento.
VALORE DEL TESTO
Questo testo disvela in modo evidente la pochezza e la scorrettezza un autore che (a parte i primi studi, per me davvero pregevoli) è oggi considerato dai più un grande pensatore: ma non credo risieda qui il valore del libro.
A mio avviso il testo va letto perché non potrà non suscitare nel lettore le seguenti domande:
1- com’è possibile che nessuno si sia mai accorto di questa “arte galimbertiana” di copia-incolla?
2- com’è possibile che, di fronte a una nullità di pensiero come questa, Galimberti sia tuttavia uno dei filosofi più chiamati in ogni occasione, dalla televisione ai vari festival, non solo di Filosofia?
3- com’è possibile che tanta gente ascolti ammirata un “pensatore” come Galimberti che ha ormai da anni smesso di pensare?
Sono queste le drammatiche domande che il libro ci pone a cui non è davvero banale dare una risposta. Una cosa è certa: chiunque pensi e si documenti anche un minimo, non può prendere sul serio Galimberti, ma siccome tantissimi continuano a prenderlo sul serio, vuol dire che pochissimi sono quelli che pensano e si documentano. Del resto, questo richiede tempo e dedizione continua, e a questo certo non bastano i cosiddetti “eventi”, per loro natura estemporanei e di breve durata.