Joseph
De Finance,
A tu per tu con l'altro...
Joseph De Finance, A tu per tu con l'altro. Saggio sull'alterità, Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma, 2004.
L’Editrice della Pontificia Università Gregoriana ha il merito
di aver curato l’edizione italiana del volume di Joseph De Finance, (già
noto ed apprezzato docente della “Gregoriana”) che, nell’edizione del
1993, portava il titolo: De l’un et de l’autre. Essai sur l’altérité,
ora reso con: A tu per tu con l’altro. Saggio sull’alterità, (Roma,
2004; pp. XXXVI – 412).
Il proposito encomiabile di mettere a disposizione del lettore italiano
quella che rappresenta certamente l’opera più ricca e significativa
di questo pensatore francese, vissuto a lungo in Italia e profondo conoscitore
del pensiero contemporaneo sul tema dell’alterità, è stato
condotto a termine con una valida ed opportuna Presentazione (cfr. pp.
IX – XXXII) di Giorgia Salatiello che permette di valutare appieno la
complessità dell’indagine condotta da J. De Finance in questo ambito
essenziale per capire il significato e le varie implicazioni, antropologiche,
etiche e teologiche(!), del rapporto con gli altri e con l’Altro.
A chi stende questa sintetica recensione, che non ha certo la pretesa
di esaurire la complessità delle tematiche e delle minute indagini,
nel campo delle relazioni umane, condotte dall’Autore, è parso,
inizialmente (e teoreticamente!), significativo quanto Giorgia Salatiello
ha messo in evidenza, proprio in relazione a quello che oggi taluni ritengono
come il maggiore insegnamento di autori come M. Buber e E. Lévinas,
cioè: l’essenzialità e l’indispensabilità del Tu
e del volto dell’altro per fissare la consistenza stessa dell’Io, che
sarebbe altrimenti…..infondabile e inattingibile.
Anche se De Finance non ha espressamente citato Levinas, (rifacendosi
però ripetutamente a Buber), la Salatiello rileva giustamente:
“non si può assolutamente affermare che il Tu sia essenziale alla
coscienza dell’Io, poiché è l’esistenza del soggetto spirituale,
cosciente e libero, che conferisce al rapporto interpersonale il suo carattere
umano e non il contrario” (Presentazione, p. XVIII).
De Finance infatti scrive, proprio nel capitolo iniziale su: La conoscenza
dell’alterità: “la coscienza dell’Io è richiesta per cogliere
il Tu, che, come Tu, non è nulla se non in rapporto all’Io. Tu
è sempre il faccia a faccia d’un Io determinato, quello dell’interlocutore,
dell’Io in attesa di discorrere, come afferma Benveniste” e, a conferma
di quanto sopra, aggiunge: “Le tre persone del discorso (Io, Tu, Egli)
corrispondono così a tre momenti: 1) Coscienza di sé come
soggetto; 2) Incontro intersoggettivo; 3) Conoscenza oggettiva dell’altro.
Ma, mentre la prima persona (Io) è presupposta dalla seconda (Tu),
questa è presupposta dalla terza (Egli) solo quando quest’ultima
ha la forma dell’Egli (….)”. Quando egli ha il senso neutro (It, Es, Id)
non si può parlare di pronome personale, ma di una relazione Io-questo
immediata e si pone con il soggetto, relazione che non implica di per
sé nessun dialogo (cfr. pp. 12-13).
Non a caso poi compare, in nota, un preciso riferimento alla Cinquiéme
méditation cartésienne di Ed. Husserl relativo alla complessa
analisi sull’altro, che deve essere appreso nella sua interiorità
personale, “per essere veramente colto come altro”.
La Salatiello non manca poi di sottolineare la centralità del lungo
terzo capitolo: Le modalità pratiche del rapporto all’altro (pp.
69 – 167) in cui De Finance, passando in rassegna le diverse “attitudini”
(o, forse, meglio: “atteggiamenti e comportamenti”), evidenzia i diversi
modi di rapporto del soggetto con l’aliud: possesso dell’avere esteriore;
rapporto conoscitivo del sapere, che si incentra, sulla scorta della fenomenologia
contemporanea, espressamente richiamata, nella tesi della intenzionalità
conoscitiva, intesa come orientamento verso l’oggetto, rispetto alla intentio
tomistica che implica anche un’immedesimazione conoscitiva, sulla scorta
della tesi aristotelica del De anima, secondo cui l’anima umana è
“quodammodo omnia”, appunto come intenzionalità conoscitiva (v.
pp. 99 e 101-107); infine rapporto del fare che si articola nel momento
della produzione artistica e del lavoro tecnico della praxis umana.
Segue un quarto capitolo in cui viene preso in esame il rapporto interpersonale
con gli “alii”, che ha caratteristiche e modalità radicalmente
diversificate rispetto al rapporto impersonale e oggettivo con le altre
realtà esterne (“alia”), implicando anche qui “atteggiamenti” (e
comportamenti) di indifferenza, di possesso utilitaristico (avere), di
mera conoscenza noetica, o di pieno rapporto amicale e di donazione generosa
(cfr. pp. 164-212) o, all’opposto, di odio totale, come nella nota prospettiva
sartriana, in cui “l’inferno sono gli altri”, che mi oggettivano e mi
annichilano con il loro sguardo impietoso.
Il tema degli altri coinvolge fatalmente il problema della “Alterità
sociale” che costituisce l’oggetto del capitolo V (pp. 213 – 297), dedicato
alla “dimensione sociale dell’uomo” che De Finance riassume in una articolata
“unità sociale” (cfr. p. 236-37) e che vede riproposta nella triade:
Natura, Persona, Società (pp. 252-66), osservando che:”Tra la natura
infrapersonale del cosmo e la natura transpersonale del sociale, l’individuo
umano occupa, dunque, un posto intermedio, come ci era apparso mediatore
tra le cose e il mondo ideale”, con il pericolo (proprio di certa sociologia)
di “non riconoscere altra trascendenza che quella della comunità
sull’individuo” (p. 252). Qui è forse il caso di ricordare un’altra
valida opera di J. De Finance, parimenti disponibile in italiano e intitolata
significativamente: Cittadino di due mondi. Il posto dell’uomo nella creazione,
(Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1993; pp. 224)
che si integra ottimamente con le riflessioni dell’opera che stiamo analizzando.
L’alterità dei valori è il titolo del capitolo VI (pp. 299
– 326), che si connette con il precedente per il fatto che una “unità
sociale” ha bisogno, per potersi reggere, di un riferimento a precisi
“valori” e la Salatiello non manca di rilevare che “analizzando il rapporto
del soggetto (umano) con i valori, respingendo ogni posizione riduttiva,
De Finance afferma che: i soli valori veramente oggettivi sono dunque
i valori razionali o, se preferiamo, spirituali e personali, che non sono
posti dall’Io che, al contrario, li trova a sé preesistenti”, anche
se li scopre con la sua capacità di riflessione sull’esistenza
umana (cfr. p. XXVI).
Tutto questo porta al necessario riferimento ad un Assoluto, che costituisce
il tema del VII capitolo conclusivo: L’alterità fondamentale (pp.
327- 381) in cui si esaminano due tipi di alterità: quella orizzontale
e creaturale e quella verticale dell’Essere trascendente, fondamento ultimo
di ogni “valore” e termine finale del cammino dell’uomo.
Qui De Finance prende in esame le forme che portano all’oblio di Dio,
all’ateismo o all’antiteismo (pp. 359-65) e quelle che portano alla motivata
affermazione della esistenza di Dio, libero creatore del mondo e dell’uomo.
In queste stesse pagine De Finance sottolinea i limiti della riflessione
filosofica che può giungere solo ad una conoscenza teologica negativa
su Dio (come in-finito, in-causato, in-diveniente, in-temporale, ecc.)
e rinvia alla possibile e valida integrazione che è offerta all’uomo
dalla prospettiva religiosa e rivelata, propria della concezione biblica.
L’epilogo è dunque metafilosofico, dice De Finance, e propone una
responsabile e libera opzione che ciascuno deve mettere in atto, personalmente,
senza rinvii ad altri che a se stesso.
Un’opera dunque da leggere e da meditare se vogliamo costruire una convivenza
umana e civile degna dell’uomo, evitando, con un assiduo impegno morale,
di trasformare dantescamente la nostra dimora terrena nell’aiuola che
ci fa tanto feroci (Paradiso, c. XXII, 151).
Angelo Marchesi