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Jan Łukasiewicz,
Del principio di contraddizione in Aristotele

Jan Łukasiewicz, Del principio di contraddizione in Aristotele, a cura di Gabriele Franci e Claudio Antonio Testi, Presentazione di Maurizio Matteuzzi, Quodlibet, Macerata, 2003, pp. 226.

Per la prima volta viene offerta al pubblico italiano la traduzione del saggio in cui Jan Łukasiewicz tratta Del Principio di contraddizione in Aristotele. Questo piccolo ma preziosissimo libro è stato concepito in collaborazione e realizzato dalla redazione della rivista “Discipline Filosofiche” di Bologna e dall’Istituto Filosofico di Studi Tomistici di Modena. L’opera può essere considerata un classico della filosofia del XX secolo per almeno due ragioni: la prima, poiché tratta di un principio fondamentale del filosofare, il cui valore e la cui problematicità prescindono dalle distinzioni di scuola o dal periodare storico della filosofia (basti pensare all’uso di questo principio nella filosofia neo-parmenidea di Severino); la seconda, perché a ragionare su questo principio è un filosofo e logico del calibro di Łukasiewicz, il quale riesce a trattare con la sua consueta lucidità e facilità di esposizione quello che dovrebbe essere, classicamente, uno dei principi “più sicuri” della filosofia e si dimostra poi, al contrario, uno dei più oscuri (tale, del resto, è il risultato delle analisi condotte nel libro). Nel libro ci sono essenzialmente due punti nodali. Łukasiewicz comincia la sua indagine distinguendo i tre usi che Aristotele fa del principio di contraddizione. La lettura attenta dei testi porta a identificare un uso prima di tutto ontologico, secondo cui è impossibile per un oggetto essere e non essere allo stesso tempo; poi un uso logico, il quale sostiene che due affermazioni contraddittorie non possono essere vere assieme; infine un uso psicologico, secondo il quale è impossibile per chiunque credere allo stesso tempo che una stessa cosa sia e non sia. È evidente l’eterogeneità di queste tre formulazioni: nel primo caso si parla di oggetti o cose, nel secondo di giudizi, nel terzo di credenze o convinzioni. A parte le perplessità che solleva il principio psicologico di contraddizione (capp. IV e V), quello che colpisce è soprattutto l’ambiguità dell’atteggiamento di Aristotele, il quale mentre sostiene l’indimostrabilità del principio logico e ontologico di contraddizione, prova allo stesso tempo a convalidarli sulla base di una dimostrazione - proprio come se la priorità e l’evidenza del principio non fossero così sicuri come dice. Łukasiewicz afferma perciò che «nessuno più di Aristotele ha avvertito il bisogno di dimostrare il principio di contraddizione» (p. 55). L’ambiguità è dissimulata da Aristotele attraverso dimostrazioni enlectiche (cioè: per confutazione di posizioni opposte al principio di contraddizione). Per Łukasiewicz questo è però solo un “sotterfugio” (p. 56) e il filo dei ragionamenti dello Stagirita è “ingarbugliato” (p. 59), come dimostra la successiva e minuziosa analisi delle prove aristoteliche. Il secondo punto fondamentale è il rapporto che sussiste fra principio di contraddizione e principio del sillogismo. Qui l’analisi si fa piuttosto sottile e il risultato è quanto meno contro-intuitivo. Il punto è che dall’analisi dei testi aristotelici il principio di contraddizione, che dovrebbe essere il supremo e il più sicuro, appare come tutt’altro che indispensabile ai fini del ragionamento sillogistico. In altre parole: il sillogismo, che sta alla base dell’argomentare filosofico, resterebbe valido anche se il principio di contraddizione fosse falso (p. 90). A questo risultato si arriva attraverso lo studio attento di un passo degli Analitici posteriori (77a 10-22) che secondo Łukasiewicz non è mai stato adeguatamente inteso. In breve, se anche la premessa minore di un sillogismo fosse contraddittoria (del tipo: B è A, C è B e non è B, allora C è A), il risultato del ragionamento avrebbe comunque un valore di verità. La conseguenza è evidente: il modo di ragionare conserva una sua validità a prescindere dalla contraddittorietà o meno della realtà. Concludono il libro un saggio di Gabriele Franci (Sui cosiddetti “principi logici”, pp. 179-192), in cui il principio di contraddizione viene analizzato approfonditamente attraverso l’ausilio della logica simbolica, e un saggio di Claudio A. Testi (Il principio di contraddizione in Tommaso d’Aquino, pp. 193-218) in cui si affronta l’uso del principio di contraddizione in Tommaso d’Aquino, per mostrare, attraverso anche un esame attento e rigoroso dei testi dell’Aquinate (gli strumenti sono quelli della logica simbolica di Lesniewski), che alcune delle principali critiche che Łukasiewicz rivolge ad Aristotele non valgono per Tommaso. In particolare: cade l’accusa di psicologismo e viene meno la circolarità della dimostrazione del principio di contraddizione. Si rilancia così l’ipotesi di una logica tomistica trans-aristotelica che non è ancora stata valutata integralmente.

Alberto Cevolini

 

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