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Massimo Jasonni ,
Alle radici della laicità

MASSIMO JASONNI, Alle radici della laicità, Il ponte Editore, Firenze, Febbraio 2008.

Con questo volume l’avvocato penalista Massimo Jasonni viene a toccare un tema quanto mai importante nell’attuale dibattito culturale. La competenza e la sicurezza con le quali l’autore si muove a vari livelli (giuridico, storico e filosofico) rendono il volume un valido punto di riferimento per orientarsi in questa rilevante questione. Il teso poi, essendo una raccolta di brevi articoli (quattordici), risulta anche estremamente piacevole alla lettura.

Tra i saggi, quello che ho trovato maggiormente interessante, è il primo contributo (“Alle radici della laicità”), che non a caso è stato scelto come titolo per l’intero volume. Nel saggio viene spiegato come la parola “laico” derivi dal greco “laos”, sostantivo legato a sua volta a “logos” e quindi significante l’identità nazionale. Nella Bibbia dei Settanta il termine indica poi il popolo che Dio sceglie tra le diverse etnie. L’autore mostra poi come questo concetto “lavori” all’interno del diritto canonico: Graziano infatti contrappone i “clerici et Deo devoti” ai “laici”, i quali si occupano delle faccende temporali. Si passa infine alla lotta per le investiture, che vengono giustamente colte come «il gene del principio moderno» (p. 22), tesi questa già in qualche modo sostenuta dal Ovidio Capitani, il grande studioso dell’età gregoriana. Vengono infine citati Cartesio, Spinoza e Pascal come responsabili della grande frattura che separerà per sempre gli antichi dai moderni. Particolarmente gradito allo studioso tomista risulteranno poi gli apprezzamenti verso Tommaso d’Aquino, che l’autore pare ritenere (assieme a Sergio Cotta) «il primo giurista laico» (p. 27). In effetti, per chi conosce Tommaso, non può non sembrare sterile, inadeguato e “ideologico” il modo con il quale nel triste dibattito culturale odierno, vengano usati come intrinsecamente inconciliabili i termini laico/religioso, quasi che risulti di principio impossibile a un religioso essere ad un tempo razionalmente laico (e a un ateo essere irrazionalmente religioso). Proprio per l’alto livello con cui Jasonni esamina la questione, ci pregiamo di consigliarne una attenta e meditata lettura.

 

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