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Verlyn Flieger
Schegge di luce. Logos e linguaggio nel mondo di Tolkien
Marietti 1820, Genova-Milano, 2007

Giuseppe Barzaghi - Anagogia. Il Cristianesimo sub specie aeternitatis

«Tolkien e dintorni» è la prima collana italiana esclusivamente dedicata alla pubblicazione di saggi critici riguardanti l'opera di Tolkien e altre esperienze letterarie affini, in particolare quella del gruppo degli Inklings. E nasce dalla collaborazione dell'Istituto con la casa editrice Marietti 1820.
Schegge di luce, di Verlyn Flieger (alla cui traduzione ha atteso Maria Raffaella Benvenuto coadiuvata da Giacomo Bencistà) è il libro che apre la collana ed è un testo particolarmente adatto a inaugurarla in quanto fa convergere interessi filosofici e letterari. L'autrice è la maggiore studiosa in materia tolkieniana assieme a Tom Shippey e, rispetto all'autore di La via per la Terra di Mezzo, si distingue per un approccio al Legendarium tolkieniano più teoretico e filosofico, evidente anche negli altri suoi libri (A Question of Time [Ohio, 1997], lnterrupted Music [Ohio, 2005]).
Il filo conduttore che lega tutti i capitoli di Schegge di luce, particolarmente attento all'analisi del Silmarillion, è l'idea che Tolkien abbia accettato e assimilato completamente la teoria sul linguaggio di Owen Barfield (autore di Poetic Diction, pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1928), tanto che questi può essere considerato il pensatore più influente sulla mitologia tolkienana dopo l'autore del Beowulf. Volendo schematizzare, la teoria di Barfield/Tolkien potrebbe essere spiegata come una visione ternaria dello sviluppo del linguaggio [...]

La parola, esattamente come fa la luce, è dunque ciò che permette di vedere cose prima non visibili, sia del nostro mondo sia del mondo immaginario che lo scrittore riesce con fatica e dedizione a sub-creare. Come ci mostra Verlyn Flieger, la piena accettazione da parte di Tolkien della teoria di Barfield ha un'importanza difficilmente sopravvalutabile, visto che è alla radice della sua concezione del linguaggio, dell'attività letteraria mitopoietica e della sua stessa antropologia, secondo la quale «l'Uomo, il Sub-creatore, è la riflessa luce, attraverso la quale dal Bianco si produce, una gamma di colori, senza fine combinati in viventi forme che si muovono fra le menti».



Dalla Presentazione di Claudio Antonio Testi

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