logo Istituto Filosofico di Studi Tomistici

Tom Shippey
J.R.R. Tolkien: La via per la Terra di mezzo

Marietti 1820, Genova-Milano, 2005, pp. 545

Tolkien
J.R.R. Tolkien: la via per la Terra di mezzo è la più affascinante esplorazione della creatività di Tolkien e del ruolo fondamentale rivestito dallo studio delle lingue all'interno della subcreazione tolkieniana. Shippey mostra dettagliatamente come la vastissima conoscenza della materia di cui Tolkien si occupava come filologo lo abbia portato a scrivere Lo Hobbit e l'intero corpus del suo vasto Legendarium, un incanto senza tempo per milioni di lettori di ogni età. Il nucleo centrale del saggio si concentra tuttavia sul Signore degli Anelli, considerato come una mappa linguistica e culturale, un'intricata rete di rimandi testuali, che disvela al lettore ilmoderno più autentico significato del mito e della poesia.

(dalla Quarta di copertina)


Che una collana di filosofìa ospiti un saggio di critica lette-
raria può sembrare un fatto strano e inusuale, e lo stupore non
può che crescere nel momento in cui ci si avvede che il volume
è dedicato a un autore di racconti fantastici qual è appunto
J.R.R. Tolkien. Va tuttavia detto che, come Istituto Filosofico di Studi To-
mistici e Centro Studi sulle Categorie politiche d'Europa, ab-
biamo sempre curato il complesso rapporto tra letteratura,
poesia e filosofia […] Per questo motivo, appena vi è stata la possibilità, non abbiamo avuto alcuna esitazione a presentare al lettore italiano
questo fondamentale testo, magistralmente curato da un'equi-
pe di traduttori particolarmente esperti delle opere tolkieniane. Del resto, pur non essendo Tolkien ne un filosofo ne tanto
meno un sistematico, non è meno vero che nella sua opera,
quando è letta con la dovuta serietà e competenza, si ritrovano
meditazioni profondissime su molte tematiche filosofiche che
solo i critici più attenti hanno saputo cogliere e illustrare ade-
guatamente. […] Le fiabe, che Tolkien scopre a partire dalle lingue
(come magistralmente ci fa capire Shippey), fanno infatti en-
trare il lettore in un mondo immaginario (o secondario, come
lo chiama Tolkien per distinguerlo dal mondo "reale" o prima-
rio) che è tuttavia analogicamente partecipe della verità del
mondo primario, essendo verosimile e credibile. Da questa
prospettiva, filosofia e letteratura arrivano davvero a toccarsi: il
loro oggetto di "indagine" è infatti il medesimo, ovvero il "no-
stro" mondo, con i suoi misteri da comprendere e le sue pro-
fondità da scandagliare. La diversità delle due discipline verte
invece sul metodo: la filosofia ricerca le cause e i principi ultimi
degli enti, mentre la letteratura "sub-crea" storie verosimili che
per la loro universalità mostrano al lettore tanti aspetti e sfu-
mature del mondo primario nel quale quotidianamente vivia-
mo e abitiamo.

(Claudio Antonio Testi, dalla Premessa)

 

 

chiudi finestra