Marco
Prati
I due innamorati
Edizioni TC, Modena, 2006
Un
racconto breve che tenta, nello stile, nella forma e nell'espressione,
di raccontare il lato eterno dell'amore. Un interessante esperimento
narrativo che batte sentieri poco esplorati, soprattutto nell'attuale
panorama letterario.
E' sufficiente leggere la pagina di esordio per comprendere che ci si
muove in un'atmosfera ed in un orizzonte narrativo affascinante ed inusuale:
"Dove sei, o mia amata?" gli comparve all'improvviso nella mente
questo pensiero mentre era in tutt'altre faccende indaffarato; senza che
se lo potesse spiegare e nemmeno ne cercò la ragione. Non il timore,
quasi la premonizione, pur anche fallace, di perderla; neanche il sentirla
lontana che non da molto si erano veduti e di nuovo di lì ad un
po' si sarebbero reincontrati: ancor meno un'incertezza o un sospetto
per il sentimento di lei
o del suo proprio. Niente di tutto questo ne di tanto altro ancora. Fu
come l'accorgersi di lei, proprio lei e la sorpresa per quel sentimento
che li univa. Come se tutto fosse perfettamente naturale, da sé
scaturito spontaneamente, senza che lo avessero voluto e senza alcun motivo;
ed insieme eccezionale, nuovo, senza precedenti; un qualcosa che è
e che non richiede alcuna ragione per essere. "Sono qui, o mio amato"
come a rispondere a quella domanda che pure non era uscita dall'intimo
di lui; forse in un altro momento e forse nemmeno propriamente una risposta.
Solo un tacito dichiarare tra sé e sé. [...] Non si cercavano,
i due amanti, nemmeno si volevano; erano entrambi e sapevano, avvertivano
di essere e solo questo a loro bastava."