Gianfranco
Basti e Claudio A. Testi (a cura di)
Analogia e autoreferenza
Marietti 1820, Genova-Milano, 2004, pp. 392
Frutto
del lavoro di un gruppo di ricerca interdisciplinare concepito e coordinato
dall’Istituto Filosofico di Studi Tomistici di Modena, il volume Analogia
e autoreferenza si presenta come primo, impegnativo passo verso il
chiarimento della natura di due paradigmi logico-teoretici, di due modi
di pensare che racchiudono in se stessi il senso del filosofare classico-medievale,
da una parte, e del filosofare moderno, dall’altra. Il gruppo di ricerca
ha visto la partecipazione di filosofi, logici, fisici e matematici, i
quali hanno intensamente lavorato assieme per oltre tre anni, in seminario
continuo, presentando e discutendo scrupolosamente i rispettivi contributi,
realizzando così un profondo scambio intellettuale e un modo di
interazione che oggi difficilmente trova spazi per affermarsi anche all’interno
delle istituzioni sociali che dovrebbero essere finalizzate proprio a
questo obiettivo. Il volume è impreziosito dalla prima traduzione
italiana del classico contributo di Joseph M. Bochenski, Sull’analogia.
Il tema del libro rispecchia l’urgenza, sentita nelle discipline scientifiche forse più che in quelle filosofiche e umanistiche, di chiarire i presupposti concettuali dei paradigmi di ricerca che orientano il pensiero contemporaneo, confrontandosi con le spesso fraintese o non del tutto sfruttate potenzialità dei principi paradigmatici del pensiero premoderno. Da qui appunto il titolo, sobrio ma rigoroso: Analogia e autoreferenza. Che l’autorefenzialità sia una caratteristica discriminante dell’epoca moderna, è un’osservazione banale che spesso viene adottata come alibi dalla ricerca meno impegnata a scoprire i propri presupposti fondativi e in fondo disinteressata a una visione di insieme che coinvolga anche le cesure rispetto al passato. Ma se si scava poco sopra la superficie, si scopre che la situazione è più problematica di quanto non possa sembrare. Prima di tutto: l’autoreferenza non è affatto una scoperta della modernità, come ben sa chi studia o ha studiato il problema dei paradossi o la teoria aristotelica-tomista della conoscenza. In secondo luogo: cos’è davvero discriminante fra l’uso classico e l’uso moderno del requisito autoreferenziale? E poi ancora: com’è stato possibile, non solo storicamente, il passaggio dall’analogia all’autoreferenza e con quali implicazioni teoretiche e metodologiche? E infine: cosa può ancora insegnare il paradigma analogico e quali potenzialità scientifiche possono essere ancora scoperte nella analogia? A tutte queste domande hanno provato a rispondere gli autori di questo volume.
Nel suo saggio Franca D’Agostini prova ad argomentare la possibilità
di paradossi non autoreferenziali e di autoriferimenti non paradossali.
Nella prima parte del contributo, l’Autrice sviluppa (con notevole capacità
di sintesi) un chiarimento preliminare di alcuni concetti come riflessione,
regresso, ricorsività, circolarità e così via, i
quali sono ormai entrati a far parte in modo stabile del linguaggio scientifico
e filosofico contemporaneo. Vengono quindi esposte le cause dell’ubiquità
tipicamente moderna dell’autoriferimento. Nella seconda parte del saggio,
l’Autrice discute in modo serrato i contributi più recenti della
letteratura filosofica (in particolare gli studi di Stephen Yablo), provando
a mettere in discussione il legame, troppo spesso dato per scontato, che
associa la paradossalità a situazioni di tipo autoreferenziale,
e indica infine le principali ragioni che consentono l’apparire della
paradossalità in situazioni di bivalenza logica.
Alberto Cevolini propone di seguito uno studio sul rapporto esistente
fra l’analogia e il principio di autoreferenzialità nella psicologia
aristotelico-tomista. Obiettivo del saggio è mostrare la possibilità
di una gnoseologia che includa in modo costitutivo il principio dell’autoreferenza,
proponendo per tale approccio il nome di realismo riflessivo.
La parte centrale del volume è caratterizzata dalla strettissima
correlazione che lega i contributi di Alberto Strumia, Claudio A. Testi
e Gianfranco Basti, tutti esplicitamente impostati su una analisi densa
e scrupolosa del paradigma analogico e delle sue eventuali implicazioni
autoreferenziali a partire dallo studio classico di Joseph M. Bochenski,
Sull’analogia, qui messo a disposizione del lettore per la prima
volta in traduzione italiana (realizzata da Alberto Strumia).
Il saggio di Gianfranco Basti muove proprio dalla formalizzazione bochenskiana,
mettendone in luce pregi e limiti, per oltrepassare i quali l’Autore si
appoggia agli sviluppi più recenti della logica e dell’ontologia
formale. L’obiettivo del saggio è principalmente quello di arrivare
a una comprensione adeguata e radicale dell’analogia nel contesto del
realismo filosofico di chiara ispirazione tomista.
Il saggio di Alberto Strumia entra invece nel merito della questione che
concerne il rapporto fra scienza (in senso strettamente moderno) e analogia.
Sfruttando gli strumenti della matematica insiemistica, Strumia chiarisce
in modo brillante la struttura del discorso analogico, restando allo stesso
tempo aderente all’insegnamento tomistico, come dimostrano i costanti
riferimenti ai passi più significativi dell’opera dell’Aquinate
che concernono l’uso dell’analogia.
Il saggio di Claudio A. Testi affianca il saggio di Strumia nell’obiettivo
di arrivare a una formalizzazione del discorso analogico quanto più
fedele possibile alla lettera di Tommaso. Anche in questo caso la formalizzazione
non viene mai concepita come fine a se stessa, bensì come requisito
metodologico per affrontare in modo rigoroso le problematiche più
urgenti della filosofia contemporanea. A differenza però del contributo
di Strumia, il saggio di Testi si appoggia agli strumenti della logica
di Lešniewski, la più vicina secondo l’Autore alla possibilità
di una formalizzazione che sia coerente con l’ontologia aristotelico-tomista.
Il saggio di Sergio Parenti chiude egregiamente il volume proponendo una
riflessione sull’opportunità di usare l’analogia come strumento
di soluzione dei paradossi linguistici, muovendo da esemplificazioni di
carattere filosofico e teologico - in particolare, dal classico tema dell’analogia
dei nomi di Dio (de divinis nominibus).
Mario Enrico Cerrigone